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Corriere Fiorentino
Se proprio il testo è storicamente il punto debole del progressive italiano, con le dovute eccezioni dautore, la prima cosa che colpisce (in positivo) in Di carne, di anima, album desordio del quartetto grossetano dei Gran Turismo Veloce, è proprio la complessità e la piacevolezza del testo. Di conseguenza, laltro aspetto interessante di questo lavoro dai toni un po aurei e simbolistici in copertina cè un pesce che si guarda in uno specchio che fluttua nellaria su una spiaggia deserta è il delicato equilibrio tra la forma suite tipica del progressive e la forma canzone, indispensabile oggi per chi voglia farsi ascoltare, a prescindere dal genere che si propone. Si presentano sul palco con delle curiose tutte rosse da meccanici ma con colletto bianco e cravatta, i quattro Gt, come da loro auto-abbreviazione: il cantante e tastierista Claudio Filippeschi, il bassista Flavio Timpanaro, il batterista Stefano Mgini e il chitarrista e programmatore Massimo Dolce. Nonostante lapparenza un po surreale, dimostrano da subito, già alle prime note, tre fondamentali doti: saper scrivere la musica, saperla eseguire con una tecnica e una passione invidiabile, e soprattutto una profonda umiltà artistica che si abbina a uno spiccato senso dellironia. Il risultato delloperazione Gran Turismo Veloce è particolarmente azzeccato: si fanno apprezzare dai cultori del progressive che notoriamente hanno pretese alte e si fanno capire anche chi con il prog non ha mai avuto nulla a che fare. Semplici e diretti, improntati a unestetica musicale molto curata, i nove brani di questo recente esordio hanno anche unaltra qualità: spogliano il prog dalla sua a volte cupa dimensione piovosa da isola britannica e gli infondono un po di solarità tipica di chi vive a contatto col mare, della nostra Maremma.
Edoardo Semmola – Corriere Fiorentino











