Audiodrome

Dopo aver ascoltato Di carne, Di anima la risposta non può che essere affermativa: dalla Toscana una nuova band si affaccia prepotentemente sulla ribalta del rock progressivo italiano con un esordio di valore assoluto.
A dirla tutta al primo ascolto lattenzione era stata catturata dal cantato di Claudio Filippeschi che, comunque in possesso di buone qualità vocali, ricorda nello stile qualche gruppo pop-rock che va per la maggiore, ed il rischio è stato di etichettare i Granturismo Veloce come lennesimo gruppo clone di scarso spessore. A dissipare questo giudizio che sarebbe stato quanto mai erroneo sono subentrati il brillante arrangiamento di Misera Venere con la linea di basso di Flavio Timpanaro in bella evidenza, ma soprattutto quella splendida cavalcata strumentale che è Quantocàmia, brano capace di rinverdire i fasti della PFM aggiornandone le sonorità. Una volta risvegliata lattenzione non si possono non apprezzare le strutture melodiche presenti tanto nei brani di indole più romantica (LArtista) quanto nei pezzi che sconfinano in un sound più hard (LEstremo Viaggiatore, LIndice E LOcchio), con le tastiere di Filippeschi e la chitarra di Massimo Dolce che si amalgamano alla perfezione, spartendosi la scena al servizio del prodotto finale senza indulgere in inutili protagonismi, grazie anche alle brillanti ritmiche fornite, oltre che dal già citato Timpanaro, dalla batteria di Stefano Magini.
Un esordio con i fiocchi, che cresce ascolto dopo ascolto e riesce ad essere allo stesso tempo complesso e fruibile, riuscendo a coniugare con successo una notevole ricchezza compositiva con una discreta propensione radiofonica.
Complimenti.

Alessandro MartellaniAudiodrome